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Pandemia e post-verità

In questo periodo trascorso agli arresti domiciliari (senza processo..), ho avuto la possibilità di valutare meglio e più attentamente i comportamenti delle persone, che si sono manifestati in tutta la loro trasparenza attraverso lo strumento dei social, strumento che ha il "pregio" di evitare gli imbarazzi sociali che si hanno quando si discute di persona.

Dietro un video, sopratutto se si usa un nickname e non il proprio nome e cognome, si può essere ciò che non si è mai stato, che si desidera essere e si finisce così col far emergere tutti gli odi, i rancori, le paure, le insoddisfazioni, che si nascondono quando si è costretti, come tutti, ad avere buone relazioni sociali, sopratutto se nella realtà fisica e sociale si è considerati persone buone, socievoli, in una parola: rispettabili.

Dietro ad una tastiera e progressivamente sembra anche nella realtà di ogni giorno, è consentito tutto (sino a quando non si commette reato), ma è soprattutto possibile esternare le proprie convinzioni, sopratutto se sono frutto di un parto mentale senza fondamento scientifico e documentale, capaci di sostenerle.

La rete è una fucina di documenti, post, articoli e testi spesso creati da Premi Nobel conseguiti grazie a 5 anni di partecipazione a Facebook o da laureati in medicina, scienze politiche, economia, ecc. che hanno potuto indossare la corona d'alloro grazie a 3 anni di post su Instagram.

Così è possibile recuperare tutte le Fake, le foto, i post, gli articoli che necessitano, per affermare il proprio nichilismo, il proprio pessimismo, il proprio populismo, il proprio razzismo, la propria cattiveria e così continuando all'infinito, attraverso la produzione di fake , a loro volta utili per ulteriori notizie false, in un'escalation interminabile che si autoalimenta di idiozie, convinzioni o pensieri malvagi che mai si avrebbe il coraggio di esternare in una discussione durante una pausa al lavoro o al bar.

Così un'immensa e moderna catena di Sant'Antonio di falsità, alimentata da troll, prezzolati della politica e sciacalli vari - ma anche da persone ingenue e in buona fede che inconsapevoli - alimentano la diffusione delle stesse, snodandosi in rete e attraversando orizzontalmente tutti i social.

Chi è in malafede utilizza le paure, il panico, per il futuro incerto, per la perdita del lavoro, dell'invidia sociale.

Sono gli stessi che prospettano modelli neo-statalisti che tranquillizzano promettendo una vita di sussidi pubblici, di welfare diffuso e garantito, quanto falso e irrealizzabile o modelli autarchici, con uomini che vogliono pieni poteri, liberali a parole ma altrettanto statalisti e altrettanto falsi e irrealizzabili. 

Si utilizzano così, tecniche comunicative usate anche da organizzazioni informatiche deputate a ciò, che per anni hanno agito per demolire la credibilità della politica e degli avversari politici, trasformandoli in nemici da abbattere.

La tecnica è semplice, si elabora una falsità, distorcendo o inventando una notizia, la si supporta con foto, con notizie tagliate, riferite ad altre realtà o con testi appositamente distorcenti; contemporaneamente la si rende virale con frasi e linguaggio forti, che colgono e stimolano le paure, le angosce, i risentimenti individuali e collettivi. Il numero delle condivisioni, dei commenti, finiscono col determinare la veridicità della notizia, se pur falsa....

I nostri anziani quando gli si diceva che una notizia era falsa, ci guardavano meravigliati, forse pensando "questo è scemo!", dicevano: "ma l'ha detto la televisione!"

Stessa meraviglia leggi sui social se demolisci con dati e siti istituzionali a sostegno un Fake spudorato. Scandalizzati si risponde che: o sei un comunista, o uno che legge giornalacci venduti al potere costituito, o uno della casta che avendo studiato non capisce il "popolo", non perché lo sei, ma perché non la pensi come la pensano gli autori del Fake e dei suoi seguaci che si esprimono non a caso con like, love, cuoricini, link copia-incollati o emoticons e gif. Comunicazione semplice, rapida, sintetica e priva di contenuti non poteva essere inventata. 

Così - nonostante sia più che chiaro e ribadito sui siti dell'OMS, dell'ISS, del Ministero della Salute che il distanziamento sociale, la pulizia delle mani e delle superfici sono le cose fondamentali per la salvaguardia della salute in periodi di pandemia,  e che le mascherine usate indiscriminatamente, anche quando non previste possono essere dannose - tutti a indossare le mascherine in ogni momento della giornata, ciò perché la maggior parte dei mass media, per settimane e settimane, distorcendo e falsificando notizie e dichiarazioni, hanno fatto credere - sfruttando come al solito la paura e anche, purtroppo, l'egoismo delle persone - che indossare la mascherina tutelasse la propria persona dal virus, cosa spudotatamente falsa.

Ma tutto questo non è costruito o lanciato mediaticamente a caso, esso è funzionale - a mio avviso - al modello di società e di democrazia che editori, giornalisti, settori del potere economico e politico, vogliono inculcare nella mente delle persone, della comunità sociale, nella speranza e nella certezza di poterlo costruire concretamente nel futuro. 

Quando si è voluto demolire la politica, omologandola a "Casta" si è lanciata, solo per fare un esempio, una grande campagna falsa sui suoi privilegi, basti pensare allo scandalismo sui vitalizi quando essi erano stati aboliti già dal 2011 o all'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Chi la lanciò e la amplificò a dismisura, raccolse milioni di consensi giocando ancora una volta sul rancore, l'invidia e l'odio di una parte, non certo piccola della popolazione.

In questo come in altri casi, ciò che risulta essere importante è la post-verità, rispetto la quale la verità viene considerata di seconda importanza.

Questo modo di fare, però, è come le ciliegie: una tira l'altra; così adesso è considerato appartenente alla Casta, chi studia, chi parla correttamente l'italiano, chi espone argomenti e dati a sostegno di ciò che afferma, non slogan più o meno populisti o sovranisti.

In periodo di pandemia, succede anche che si lancino foto con "ipotetici assembramenti" o con un runner che corre ed improvvisamente si scatena in rete la caccia all'untore di memoria medievale, come avviene per chi non indossa la mascherina all'aperto. Non importa se una foto non fa vedere la profondità e quindi il distanziamento in caso di assembramento e che men che meno individua se lo scatto ha colto conviventi senza obbligo di distanziamento; non ha importanza che chi sta facendo jogging ne ha pieno diritto; non ha importanza che all'aperto non è obbligatorio portare la mascherina; sostanzialmente  non ha importanza la verità, ha importanza unicamente la post-verità cioè l'argomento (falso) che si vuole sostenere (la paura del ritorno della pandemia), contro tutto e contro tutti.

La cosa triste e pericolosa è che ciò accade anche grazie ai nostri mass-media, forse non a caso in termini di libertà di stampa siamo al 43 posto nel mondo, dopo il Ghana che occupa il 27° posto.

Per settimane abbiamo assistito e assistiamo ad una sorta di Sindrome di Stoccolma individuale e collettiva. Le persone sono più realiste del re, sono più giustizialiste di norme già al limite della costituzionalità (se non è stata già violata) in merito alle violazioni delle libertà personali e collettive.

Tutto mi appare funzionale sempre ad un modello finalizzato al controllo  e alla sperimentazione di nuovi modelli sociali, economici e politici.

Orwell aveva visto lungo, già negli anni '40.



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