Gaza, Kirk e i falsi amici della libertà
Destra e sinistra trasformano la libertà in un’arma contro l’altro: da Kirk a Gaza, l’illusione di difenderla finisce per negarla.
Le piazze di Gaza e i cortei americani per Charlie Kirk sembrano mondi lontanissimi. Eppure raccontano la stessa malattia: l’uso della libertà come bandiera per negare la libertà dell’altro. La destra illiberale che trasforma Kirk in un martire del free speech ma poi accetta le censure di Trump contro chi dissente; la sinistra che manifesta per Gaza ma demonizza chi osa ancora usare la parola “Hamas”.
Due facce della stessa tentazione: credere che la libertà valga solo per chi la pensa come noi.
Sergio Mattarella lo ha ricordato con sobrietà: la pluralità delle opinioni è una ricchezza da difendere, non una minaccia. Eppure, nelle piazze italiane, chi invita a non abusare della parola “genocidio” viene bollato come complice di Israele; chi ricorda che Hamas tiene in ostaggio il suo stesso popolo viene trattato da criminale di guerra. È la logica dell’eretico da bruciare, non quella del metodo Voltaire: “disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”.
Il 7 ottobre 2023 Hamas ha scatenato una guerra contro Israele, dopo anni di preparazione militare. Non è solo un movimento armato: è un’organizzazione che governa Gaza, che arruola e addestra, che costruisce tunnel e arsenali, e che soprattutto usa i civili – e in primo luogo i bambini – come scudi umani. Scuole e ospedali diventano basi militari, i più piccoli vengono educati all’odio e trasformati in strumenti di propaganda.
Chiamare tutto questo “genocidio” è un errore concettuale che confonde le responsabilità.La guerra resta atroce, le vittime civili inaccettabili, ma la verità non si difende con slogan.
Hannah Arendt ci ricorda che la banalità del male nasce proprio quando smettiamo di pensare criticamente e ci rifugiamo in etichette.
Negli anni Settanta il movimento sindacale ebbe il coraggio di isolare il terrorismo. La Cgil di Luciano Lama guidò le piazze, anche nei momenti più tesi, e contribuì a salvare la democrazia. Oggi, invece, la stessa Cgil rincorre gli slogan di RDB su Gaza, cavalca la rabbia e presta il fianco alla propaganda di Hamas.
È un ribaltamento che rivela quanto i nostri corpi intermedi siano indeboliti: da argine a megafono delle falangi del rancore.
La lezione che arriva da Kirk e da Gaza è simmetrica. A destra, il libertario impostore è chi difende la libertà di parola di Kirk ma tace sulle derive autoritarie di Trump. A sinistra, l’impostore è chi difende la libertà di Gaza ma dimentica di dire che Hamas è una forza che limita, imprigiona e sacrifica il suo stesso popolo. In entrambi i casi, la libertà diventa una bandiera brandita contro gli avversari, non un bene universale.
Jacques Maritain ci ricorda che la dignità dell’uomo è indivisibile: se vale solo per alcuni, non è più dignità ma ideologia. Romano Guardini aggiunge che senza verità non c’è giustizia né libertà. E il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et Spes, ammoniva che la pace non è equilibrio di forze, ma opera della giustizia.
Se Putin minaccia la libertà dall’esterno, il rancore la corrode dall’interno. Non possiamo permettere che la nostra democrazia venga divorata da piazze che gridano “genocidio” ignorando Hamas, o da leader che usano i martiri per limitare il dissenso.
Gli anni Settanta ci hanno insegnato che la democrazia resiste solo se i corpi intermedi isolano la violenza e se la società civile rifiuta la scorciatoia dell’odio. Oggi significa difendere ogni vita – quella dei bambini di Gaza come quella dei profughi ucraini – e ricordare che la libertà vera non si difende trasformando l’altro in un nemico, ma riconoscendo che la voce di chi non la pensa come noi è parte della stessa dignità che vogliamo salvaguardare.
La libertà non è mai di parte: o è di tutti, o non è.
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