NEWS


Ruini e il Concilio: due visioni della Chiesa a confronto

Sessant’anni dopo il Concilio, l’ex presidente della Cei rilancia una linea di restaurazione.


L’intervista concessa il 2 agosto 2025 dal cardinale Camillo Ruini a La Stampa ha suscitato ampia eco e divisioni. Tra elogi al governo Meloni, critiche al pontificato di Francesco e moniti sulla legge sul fine vita, Ruini torna a proporsi come voce autorevole del cattolicesimo identitario e militante. Ma quale rapporto c’è tra questa visione e lo spirito del Concilio Vaticano II?


È un interrogativo essenziale, oggi più che mai, perché il Concilio rappresenta ancora – a sessant’anni dalla sua conclusione – la grande sorgente di rinnovamento ecclesiale, quella “primavera della Chiesa” che Giovanni XXIII aveva annunciato con coraggio e che papa Francesco ha riproposto come stile di Chiesa “in uscita”.


Una Chiesa in dialogo o sulla difensiva?


Il Concilio, nella costituzione Gaudium et Spes, affermava che “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi […] sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo”. In questa visione, la Chiesa non si contrappone al mondo, ma vi abita con empatia e discernimento.
Ruini, invece, nella sua intervista mostra un’impostazione di tipo apologetico e reattivo. Il mondo moderno appare come ostile, dominato da ideologie contrarie alla “vita”, da spinte eutanasiche, da tentazioni disgregatrici.

La sua risposta non è quella del dialogo, ma della resistenza morale. Una Chiesa fortino, non tenda tra le genti.


Laici protagonisti o gregge da proteggere?


Uno dei pilastri del Vaticano II è stata la valorizzazione del laicato: non più meri destinatari di indicazioni, ma attori corresponsabili nella missione della Chiesa (Lumen Gentium, cap. IV). Ruini, al contrario, propone una visione più gerarchica e verticistica: la Chiesa parla, il mondo ascolta. Il fedele laico è chiamato a testimoniare “i valori non negoziabili”, ma sempre in una posizione di militanza difensiva, più che di discernimento evangelico autonomo.


La sinodalità, cuore pulsante della riforma ecclesiale di Francesco, è citata da Ruini con freddezza. “Conta poco se l’unità passa dallo spirito sinodale o da altro”, afferma. È una visione che ignora la Chiesa popolo di Dio in cammino, per tornare a un modello piramidale, dove la comunione ecclesiale si costruisce non nel confronto, ma nell’obbedienza.


Dottrina o Vangelo?


Un altro nodo centrale è la relazione tra dottrina e misericordia, tra verità e carità. Il Concilio non ha mai separato questi elementi: ha insistito sulla solidità della fede, ma sempre con uno stile pastorale, accogliente, capace di “guardare negli occhi” l’uomo contemporaneo. Ruini, invece, parla di dottrina come certezza, quasi blindata, da contrapporre alle “derive relativiste”.


Il giudizio sull’etica del fine vita è esemplare: “Meglio nessuna legge che una cattiva legge”. Eppure Gaudium et Spes invitava i credenti a “cercare insieme” soluzioni alla luce del Vangelo. Il rischio è quello di ridurre l’annuncio cristiano a battaglia ideologica, perdendo la capacità di prossimità evangelica.


Pace e geopolitica: due linguaggi divergenti


Quando Ruini affronta la tragedia di Gaza e la guerra in Ucraina, le sue parole riconoscono la gravità delle situazioni, ma il tono è quello della valutazione politica, non della profezia evangelica. “Israele dovrà desistere per le pressioni della Casa Bianca”, dice. Ma Pacem in Terris e Gaudium et Spes parlano di pace come compito morale universale, da costruire con giustizia, disarmo, sviluppo dei popoli. Il Vaticano II non si limita a registrare gli equilibri mondiali: li mette in discussione.
In questo senso, l’azione di Leone XIV – da lui elogiata – nel proporre Roma come sede di dialogo, sembra rispondere più al Concilio che non all’impostazione di Ruini. Paradossalmente, è il nuovo Papa a riprendere l’ispirazione conciliare che Ruini, pur da protagonista della Chiesa postconciliare, sembra aver messo tra parentesi.


In conclusione: due modelli ecclesiali in tensione


L’intervista a Ruini è importante perché rende visibile una frattura ecclesiale ancora aperta. Da una parte, la visione del Concilio Vaticano II: una Chiesa in dialogo, in cammino col mondo, fondata sulla corresponsabilità, sulla prossimità, sulla forza del Vangelo vissuto nella storia. Dall’altra, la Chiesa di Ruini: istituzionale, difensiva, attenta all’identità più che all’incontro.


Non si tratta di opporre ideologie, ma di ricordare che il Concilio non è una stagione conclusa, ma una fonte ancora viva, che interpella ogni credente e ogni vescovo. E se è vero – come disse Paolo VI – che il Concilio è stato soprattutto “il Concilio della carità”, allora ogni parola ecclesiale dovrebbe essere misurata non solo sulla coerenza dottrinale, ma sulla capacità di generare comunione, speranza, vita.

 

Condividi Post

Commenti (0)

Lascia un commento