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Determiniamo la qualità del capitalismo!

Ciò che sta succedendo a 400mila passeggeri a cui Ryanair a cancellato i voli da tempo prenotati - passeggeri che saranno costretti a trovare altra soluzione di trasporto, nonostante regolare acquisto di biglietti aerei dalla compagnia irlandese - è solo il preludio del traballare di un modello di mercato tanto amato dai consumatori, che per anni hanno beneficiato di costi "stracciati" e/o molto contenuti. 

Il mercato dei low cost definibile, senza ombra di dubbio, con l'aggettivo drogato, spesso ha fatto sì che i costi risparmiati dai consumatori si scaricassero sia sui contribuenti, che sulle lavoratrici e sui lavoratori.

La compagnia aerea ha prosperato grazie alle condizioni contrattuali di lavoratori sottopagati e privati di molte tutele (come la malattia pagata) che i colleghi di altre compagnie aeree hanno come diritti. Si aggiungono poi i benefici economici pubblici che, per anni, le amministrazioni locali e quindi i contribuenti, hanno elargito per far atterrare gli aerei irlandesi nei piccoli o grandi aeroporti di provincia.

Per anni si è realizzato, così, un dumping sleale nei confronti di quelle compagnie aeree che hanno agito correttamente nei confronti dei propri dipendenti e non hanno usufruito di danaro pubblico.

In economia - soprattutto quella "liberalista de noantri", che ha dominato il nostro Paese negli anni passati - nulla si regala; ci si è solo illusi che dare "libero sfogo" alla concorrenza, senza  adeguati controlli e contrappesi, creasse le condizioni per uno "sviluppo felice", dimenticando che un'economia lasciata unicamente in mano alle  imprese può creare mostri che divorano la propria madre. 

La "nuova economia" che ci consente, per pochi euro di servizio, di avere a casa una pizza o una portata preparata dal ristorante preferito, si sviluppa anch'essa grazie allo sfruttamento intensivo dei giovani e meno giovani con contratti precari o in nero,  che d'estate e d'inverno, al caldo o sotto la pioggia al freddo, sfrecciano sulle loro biciclette e sui loro scooter, per pochi euro e senza tutele previdenziali ed assistenziali.

Che dire poi dei tanti addetti - giovani e meno giovani - che affollano i call center, spesso per poche centinaia di euro al mese e  senza tutele.

Partite iva o contratti precari che, con una cuffia sulla testa, fanno turni massacranti per rendere più comoda la vita di noi consumatori o per rendercela - non certo per loro volontà - meno piacevole, col  telemarketing nelle ore più inopportune della giornata o della serata; call center che, dall'Italia e più frequentemente dall'estero, lavorano in outsourcing per grandi aziende, comprese quelle a capitale pubblico, che abbattono i costi, ma lo fanno utilizzando altre aziende che operano lo sfruttamento intensivo della manodopera, che a volte finisce per essere licenziata proprio durante le festività natalizie.

Infine, ma l'elenco sarebbe lungo, anche un colosso dell'e-commerce, come Amazon, è stato per mesi sotto i riflettori, per le condizioni di lavoro dei loro dipendenti e delle cooperative con manodopera italiana e straniera, che permette a milioni di consumatori di avere, rapidamente, un libro o un iphone a casa.

Forse è giunto il tempo di comprendere che ogni nostra scelta d'acquisto ha delle conseguenze positive o negative sulle persone che hanno realizzato o realizzano quel prodotto o quel servizio,  e che la nostra scelta deve rivolgersi sempre di più verso aziende e produzioni che hanno come faro la sostenibilità di prodotto e di processo.

Forse dovremmo cominciare a pensare che il nostro tornaconto personale irresponsabile, spesso finisce con agevolare condizioni di sfruttamento di lavoratrici e di lavoratori e può favorire processi produttivi non rispettosi della sostenibilità ambientale, economica e sociale.

Forse inizialmente ci sembrerà di pagare di più prodotti e servizi, ma è il costo della solidarietà ed anche il prezzo da pagare per un mondo meno inquinato e più umano.

Se facessimo acquisti responsabili, faremmo comprendere, sempre di più, anche alle aziende, che produzioni di beni e servizi sostenibili, vanno verso la realizzazione di un'economia sociale di mercato e quindi basata si sulla competizione, ma su una competizione virtuosa, non erosa dal tarlo dello sfruttamento delle persone e delle risorse pubbliche. Le aziende che lo hanno capito, sviluppano fatturati e utili maggiori rispetto ai competitors, con filosofie produttive "tradizionali".


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