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Incubi e speranze

Tante volte ci si chiede il perché di tanto odio, di tanto rancore per gli immigrati, proprio da parte di un popolo che ha conosciuto, da Nord a Sud, il dramma dell'emigrazione?

Ci rifletti, leggi studi, fino a quando cominci a convincerti che si tratta di paura inconscia proprio di coloro che vediamo come messaggeri di sventure.
Hanno stampato in fronte le atrocità subite, le violenze sopportate, la fame e le carestie, le guerre vissute.

Quei volti sono lo specchio dei nostri peggiori incubi.

Incubi quotidiani, acuiti da una fase economica molto lunga che ha mandato in recessione il nostro Paese, per colpa di una crisi mondiale determinata dall'irresponsabilità di un capitalismo finanziario privo di etica, che ha distorto e distorce anche l'uso e il valore del suo stesso dio: il danaro.

Il terrore di perdere il lavoro, i mezzi di sostentamento propri e della propria famiglia, di diventare superflui per la società e per i propri affetti, di finire - dalla sera alla mattina - col chiedere un pasto della Caritas o di dormire nella propria macchina o su dei cartoni, sono le angosce quotidiane che attraversano la vita dei più deboli e dei più poveri; ciò non vale solo per chi perde il posto di lavoro, ma anche per chi ha un reddito ma è incapace di sostentamento perché si è separato dal coniuge e da una vita dignitosa, piomba improvvisamente in uno stato di povertà estrema.

Gli immigrati rappresentano, per molti, per troppi la precarietà, la povertà, la fragilità umana, la morte abominevole in uno spazio di mare a pochi km da noi.

Così dal grande consenso sullo ius soli di pochi anni fa, si passa a considerare gli altri, i diversi: "gente superflua". Così, con i crampi della paura nello stomaco e nella mente, cominciamo a inventarci che ci rubano il lavoro (dimenticando che spesso fanno i lavori più umili e da schiavi, rifiutati dagli italiani), che sono criminali (come se tutti lo fossero e come se ci fosse una qualche differenza con i criminali di nazionalità italiana), che non sono più "economicamente sopportabili" (prima gli italiani!).

Questa paura, si trasforma in terrore quando, a differenza dei decenni passati, i migranti di oggi non trovano più posto negli immensi territori dell'Australia o dell'America, ma vengono ghettizzati nelle periferie del mondo e delle città, creando una miscela esplosiva che rischia di trasformare le aree più povere delle metropoli, in potenziali campi di battaglia, ove si confrontano, anche con la violenza, poveri di diverse etnie, strumentalizzati da politici senza scrupoli e senza etica e gruppi di razzisti che assumono, di volta in volta, le sembianze di branchi di nazi-fascisti o presenze mafiose che col controllo della droga e del territorio, riescono a vendere l'eroina al pari di una casa popolare, trovando tra i "superflui" manovalanza abbondante.

Ma i "superflui" cercano quello che cercavano e cercano tutti i migranti, compresi i nostri nonni o bisnonni: da lavorare, da mangiare, da vivere serenamente per quanto si può su questa terra. Un tempo si chiamavano diritti fondamentali dell'Uomo.

Ma le nostre paure ci fanno dire che molti delinquono, dimenticando che - a fronte di milioni di emigrati italiani - pochi delinquenti esportarono in tutto il mondo le peggiori organizzazioni criminali esistenti: la mafia, la camorra, la 'ndrangheta, la sacra corona unita.
Al di là del colore, ogni etnia ha persone buone e mele marce, che marciranno ancor di più se verranno isolate e non integrate: la chiamano sopravvivenza.

Ma noi, "persone per bene" alziamo muri materiali e culturali, ai confini degli Stati come dentro le città. Sembra di assistere ad un episodio di The Walking Dead.

Intere città, interi quartieri, vedono gli zombi alle porte e credono di poterli combattere alzando barriere di latta, rinchiudendoli in recinti o annientandoli con ogni mezzo, non si guardano come persone trasformate dalla loro stessa paura in mostri che adesso combattono, senza rendersi conto che così combattono i loro incubi.

Forse sarebbe il caso di cominciare a pensare ed operare trovando la medicina capace di farli tornare ad essere uomini  e donne, come  lo sono coloro che, nelle loro menti, li hanno trasformati in mostri.


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